Anni '80 e'90

La situazione negli anni ’80 è drasticamente questa: da una parte la perentoria e incondizionata ascesa della Transavanguardia, dall’altra il riconoscimento dell’Arte Povera attraverso mostre che ne sanciranno il valore storico.
In questo scenario alcuni giovani artisti cercano di rimestare qualcosa, ma in un mondo, quello dell’arte, ormai trasformato in sistema e dal destino segnato.
A quei tempi è stato difficile per chiunque capire, anche solo immaginare, la fine dello spazio e il capovolgimento del tempo in pura irrealtà. Il tentativo di ognuno rimase solo quello di conquistare ingenuamente una scena con frustrata ostinazione e corporativismi da vecchia scuola Neo.
L’opera, il solo pensarla (non dico il sognarla), produceva difficoltà insormontabili. Molti gli ammaliati, ferocemente, dal peso mercantile della pittura in voga e di successo. Seguiranno gesti emulativi ulteriormente scadenti. Altri, con diversa convinzione, seguiranno l’estetica dell’Arte Povera, quella di Fabro in particolare. Ma i conti con il sistema, dell’arte e del mondo, metteranno tragicamente fine alla possibilità, o alla speranza, di elaborare una riflessione autonoma. Poi ci sono, tra artisti e galleristi, i sodalizi riusciti: Arienti – Guenzani, Cattelan – De Carlo.
Gli anni ’90 come sopra e ormai debordanti verso la fine di ogni piccola e inutile speranza. I beneficiari saranno gli irriducibili professionisti della pennellata e del mercato. Collettivamente le coscienze saranno sempre più rilassate. La Transavanguardia continuerà a generare la giusta dose di invidia nei cuori sconnessi di artisti increduli e instupiditi dalla visibilità dei cinque attori, su una scena che pare non avere fine. I pittori “internazionali”, non potendo aprire storie nuove (tanto meno citandole), saranno sempre più dediti alla propria imprenditoria comunitaria. D’ora in poi la pittura, in Italia e ovunque, sarà mero prodotto incondivisibile, solo spauracchi visivi, vacui e aleatori, come ogni prodotto inutile di un inutile mercato.
“In quegli anni, devo ammetterlo, l’idea di un’opposizione attiva non aveva neanche sfiorato né me né gli altri giovani nelle mie condizioni. In questo il fascismo (la Transavanguardia) è stato operante: a conquistare le poche coscienze non era riuscito, ma era riuscito ad addormentarle. Si era vantato di incidere profondamente sul costume, ma in realtà aveva promosso un gravissimo rilassamento, una generale ed intima vacanza morale”.
Chiedo scusa a Primo Levi.