Sei troppo soprapensiero

Sei troppo soprapensiero per avere otto anni. Hai l’aria introversa, gli occhi già tinti di amarezza. Possibile? come ti chiami? lo sai il tuo nome?

Io, in casa, ho trovato ...

La casa è questa? riconosco la facciata, siamo a Milanino, in via Ninfea e tu, ora, hai i piedi in via Serenelle. Mi vedi?

Ma tu chi sei?non sei certo un mio parente, non ti conosco, non ti ho mai visto.

Sono te, tu lo sai. Tu sei introverso, un bambino molto introverso, ma ti piace stare in strada, ti fidi un po’ di tutti.

Io, in casa, ho trovato un libro ...

Mi fai un po’ sorridere vestito come sei, con i tuoi pantaloni corti da ometto, che hanno pure le pence; e quelle calze di cotone leggere, chiare e alte fin sotto il ginocchio; per non parlare delle scarpe, molto belle, sono mocassini. Scommetto che con quei mocassini dai anche qualche calcio al pallone.

Io ho trovato un libro a casa, diverso da tutti gli altri libri che hanno i miei genitori. Là, vedi, quella è la mia finestra.

Si, la vedo. So dove siamo, anche se non ho più voglia di ricordare gli anni, i mesi, le ore. Mi basta questa luce, siamo in estate.

Io gioco sempre in via Serenelle. Esco dal cancello, quello lì, attraverso la strada, questa, via Ninfea, poi raggiungo tutti i bambini e le bambine in via Serenelle.

Questa è Milanino, la Città Giardino. Qui si vive bene, c’è moltissimo verde, le strade sono tranquille. Siamo lontani soltanto vent’anni da Auschwitz.

Si, anzi no, non lo so, che parola hai detto? ma io non ho paura della paura.

Paura di cosa? e poi come puoi dire di non avere paura alla tua età?

In casa ho trovato un libro molto vecchio, c’è solo roba scritta, credo che le chiamino poesie, non ci sono figure; la copertina non è dura, è molle e bianca, un po’ ingiallita, quasi marrone. Sopra c’è scritto “La gioventù”. Se vuoi vado su a prenderlo, suono a mia madre.

Non c’è bisogno, ti credo. Quel libro ce l’ho anch’io, è lo stesso libro che hai trovato tu.

Ma ce l’ho io, è di mia mamma.

Si, certo. Sai, mi basta guardarti e ripenso ai miei gesti che sono poi i tuoi; al libro che hai trovato a casa tua, che è poi anche casa mia. Si intitola “ La meglio gioventù”. Ascoltami, ti prego, perché tu sai di cosa sto parlando, tu lo sai.

Va bene, ti ascolto, ma poi?

E’ il più bel ricordo che ho, quel nome “Pier Paolo Pasolini”, stampato sul frontespizio de “La meglio gioventù”, come su un grande schermo bianco. Sul grande schermo bianco, al cinema, leggevo “un film scritto e diretto da “Pier Paolo Pasolini” con gli stessi caratteri, stesso frontespizio de “La meglio gioventù”. Avevo anch’io la stessa età che hai tu.

Io ho visto un film alla televisione, dove è apparso lo stesso nome, proprio uguale a quello che c’è sul libro che ho a casa. Pensavo che fosse lo stesso libro, in televisione, invece era un film strano, mi ricordo poche figure, mi ricordo una faccia che ride tutta piena di sabbia ... e dei corpi sdraiati, senza vestiti, forse morti, anche loro pieni di sabbia. Mi ricordo la musica, mi piaceva, sembrava un organo.

Tu sei così piccolo e sei stato colpito proprio da quel frontespizio un po’ ingiallito, da quelle tre P: “Pier Paolo Pasolini”. L’hanno assassinato. Come vorrei essere al tuo posto. E’ così strano che io riesca ancora a vederti, sei così piccolo, ti vedo appena, non riesco a toccarti, sei troppo lontano, eppure sembri a pochi metri da me.

Io ho imparato subito il suo nome, anche se non so che nome sia; ho fatto passare il nome in un punto nascosto, qui, fra le costole, vicino al cuore che ogni tanto sento tremolare. Forse io sono un bambino morto, forse sono morto il giorno che ho preso in mano quel libro. Sono nato e ho incominciato a morire da quel giorno, da quando i miei occhi hanno sorriso tenendo in mano quel libro di mia mamma. Ho provato una sensazione strana, una specie di mal di testa, ma non avevo mal di testa. Ho provato un brivido, come di un foro d’ingresso e di un foro d’uscita ancora caldi. Forse sono morto prima di Pier Paolo Pasolini, anche se so, questo lo so, che sarà lui a morire prima di me. Non so dove abita, non lo conosco veramente, è uno scrittore, no? Io non leggo, mi piacciono solo le figure. Guardo sempre i libri di mio papà, pesanti e con le copertine dure, pieni di figure, di quadri, di pitture fatte con le mani, con i pennelli: ci sono uomini nudi in piedi con frecce in tutto il corpo, uomini sulla croce, donne con lenzuola sulla testa che tengono in braccio un bambino. Io sto morendo ottenne ...
... vai per la tua vita Pier Paolo e consumala.

Ma a chi stai parlando?

Tu stai parlando, io ti sto guardando solamente. Vorrei andare con i miei amici per le vie, però ti guardo e tu parli. Non riesco a sentire molto le cose che dici, ma le capisco, non so perché. Muovi la bocca, ma anche se la tua voce la sento poco, un po’ ti capisco lo stesso. Forse stiamo pensando le stesse cose, nello stesso momento, come in un gioco.

E’ così senz’altro. Le tue parole le odo poco anch’io, però ti vedo sorridere, come un vero bambino della tua età.

Un po’ di sere fa i miei genitori mi hanno portato con loro al cinema. Io al cinema, al buio, mi annoio. Non sto mai seduto, vado in giro al buio e mi siedo ovunque. Ma qualcosa ricordo del film che ho visto qualche sera fa. Adesso che ci penso, forse non è stato qualche sera fa, forse è stato un anno fa, forse ero un po’ più piccolo. Si intitola ... Dottore strano ... Dottore amore ... Strano amore. Ricordo un uomo molto simpatico a cavallo di un bidone, un siluro, che cade nel vuoto, grida, ride, agita un cappello come quello di un cow boy, strilla come quelli che saltano su e giù a cavallo delle mucche ... poi si allontana, cade, sparisce. Alla fine, o all’inizio, non mi ricordo, ci sono tutte quelle rose, come delle bombe, una dopo l’altra, per me erano bombe atomiche, che si aprono come quando si apre un fiore ... rose grandi, bianche, nere, anche grigie.

Ricordo bene, ero io in quel cinema; ci si andava a piedi, qui vicino, molti anni fa, sembra l’altra sera, con i miei genitori, i tuoi.

Guarda, chi sono quelle persone là in fondo, all’angolo con via Edera? Sembrano sedute per terra, accovacciate, una è quasi sdraiata ... sono due vecchi ... ma forse sono più giovani ... sembrano straccivendoli ... muselmann ...

Sono muselmann, sotto questa luce. Ma tu come fai a saperlo? come puoi vederli? come puoi sapere senza sapere?

Non lo so. Ma abitano a Milanino?

Solo la luce naturale ci svela la Storia, la Storia più vera. Ciò che vediamo con i nostri occhi alla luce naturale del giorno, anche solo ciò che immaginiamo con i nostri occhi, può trasformarsi in un’immagine della Storia, la vera Storia. La luce naturale è la Storia. La luce è la testimone. La luce è tutto. Inutile fare una foto, anche se utilissima; inutile persino dipingere un quadro, anche se utilissimo. Se riusciamo a vedere nella piena luce del giorno, nella piena luce della notte, allora riusciamo a vedere anche in tutti i giorni e in tutte le notti di ieri. E una foto non c’entra, un quadro neppure, ed è tutto.

Guarda, non ci sono più, si sono rialzati, saranno andati verso viale dei Tigli.

Non sono andati via, non si sono rialzati; non li vedo più nemmeno io, ma i muselmann non si rialzano.

Vedi anche tu verso viale dei Tigli, sopra quegli alberi, in cielo, li vedi anche tu quei puntini che vengono giù da quella nube bianca? guarda come cadono veloci, secondo me cadono proprio da quella grande nuvola bianca, escono da lì; perché si lanciano giù? sono uomini ... sembrano puntini ... riesco a seguirli con gli occhi. Mi piacciono le nuvole. Non vorrei più andare a scuola, ma passare tutte le mattine a guardare le nuvole. La scuola non mi serve e vorrei essere sempre bocciato.

Anch’io non me ne sono servito, ma tant’è.

Io quest’anno faccio la terza elementare, ma mi bocceranno. Il maestro è cattivo, vecchio, violento. Io in classe disegno e basta. Io ho la testa dura, i suoi ceffoni non li sento. Sto facendo di tutto per farmi bocciare, non mi costa molto, disegno e basta. Penso sempre ad altro, ho sempre la testa in ritardo. Poi, da quando ho visto quel frontespizio con quel misterioso nome lungo, che sembrano tre nomi vicini, mi sento estaticamente in ritardo, attratto da qualcosa, un po’ più al sicuro, non so perché. Sai cosa vuol dire estaticamente? Il nome di questa persona, così ben stampato sul frontespizio che sembra uno schermo, sullo schermo che sembra un frontespizio ... sento che non potò dimenticarlo, forse lo imparerò sempre di più. Però devo fare in fretta. A luglio compio gli anni, otto, o sette? no, otto; adesso vado su dalla mamma e glielo chiedo. Però sono in ritardo. Credo di essere come tutti i bambini, tutte le bambine, mi piace giocare con le bambine, ma dentro, dentro il mio corpo, mi sento un po’ vuoto; anche quando gioco, il vuoto si fa sentire. Adesso, però, che mi si è aperto quello strano libro, sento che il vuoto si ingrandirà ancora di più, grande come quel frontespizio, con quel nome, e io che lo vedo, lo leggo: Pier Paolo Pasolini. Non so perché, non so cosa dire.

Hai gli occhi luminosissimi, ma già tinti di amarezza.

Mi piace stare qui, vicino al cancello, aspettare qualcuno per andare in giro a Milanino. Qui è sempre estate. Quel nome sul frontespizio, Pier Paolo Pasolini, pensa un pochino anche a me. Ma tu mi senti? perché io sono morto, sono già morto prima di lui, prima di quel nome.
Ma parliamo ancora un po’.

2021