Sono in piazza Vittorio

Sono in piazza Vittorio, la città credo che sia ... l'aria che respiro mi fa male. Non mi crederai ma sono davvero qui, dove commisi un grave errore.

Un grave errore? Che memoria. Cosa ci fai lì?

Non lo so. Sono in questa piazza senza nulla intorno, non ci sono macchine, non c’è nessuno. Mi puoi tirare fuori? Credo di essermi perso.

Non ti sei perso, non sei in piazza Vittorio.

Invece si, la riconosco. Mi sembra di essere in un vicolo cieco. Sono in piazza Vittorio, credo proprio a Torino, come in un sogno, nel mio vicolo cieco. Per tantissimi anni non ho più pensato per un solo attimo a questo luogo ed ora, tutto a un tratto, sono qui e provo vergogna. C’è un fiume, c’è anche una chiesa, è come in cima a un ponte, sembra un tempio. Tanti anni fa, in questa piazza, ho suonato a un citofono. So di essere stato qui parecchie volte e parecchie volte ho suonato a quel citofono. Suonavo, il portone si apriva e io salivo.

Non aver più sentito voci, alcune voci, ti ha guarito da ogni malessere, inclusa la falsa poesia, il malessere peggiore.

Sto andando a trovare una persona? no, non voglio. Ma quanti anni sono passati? I pittori sono tutti morti. Da giovane sono stato un pittore anch’io.

Sei proprio in un brutto sogno. Ogni caramella, ogni dolciume, non era che la prova del fallimento della libertà. In questa piazza, forse proprio nello studio di un pittore, hai assistito al fallimento di quei dolciumi, di quegli innumerevoli quadretti colorati. Come hai potuto posarvi gli occhi? a non trovare detestabile quell’accanimento a colorare? tu non dovevi entrare in quello studio. Quando penso agli attori di quella pittura, a tutta la curia, penso a qualcosa di perverso.

Io allora frequentavo con una certa assiduità lo studio di uno di quei pittori e non dico quanta pena mi costasse dover guidare la mia incertezza tra ammirazione e dubbio nascente.

Pittura tetra. Cinque volti tetri.

Cosa ci faccio qui adesso? ho trascorso numerose ore in quello studio, ricordo i portici, le scale, la porta che si apre, le ore trascorse in silenzio, consumando l’errore di essere lì.

Certo, su quella soglia non eri accolto da Twombly, nemmeno da Matisse. Ma tu, fortunatamente per te e per me non sei più lì. E’ passato molto tempo, anche se in realtà il tempo non passa, non esiste. La pelle muta, svanisce, svaniamo noi, ma il tempo non esiste. Anche la paura non passa. Ora tu lo sai: ciò che un pittore non raggiunge mai, tantomeno lo raggiunge dipingendo migliaia di quadri. Il tempo non esiste, la paura si, è dentro di noi e si fa sentire. I pittori dovrebbero bruciare la quasi totalità dei propri quadri, come unico gesto di vera libertà. Tu eri giovane allora, in quella piazza, ma non giovanissimo. Vedi, le cose che più gradevolmente colpiscono i nostri sensi e più intensamente li scuotono al primo apparire, seno anche quelle che ci fanno più allontanare con disgusto e sazietà altrettanto rapidamente.

Oggi troverei imbarazzante calarmi in quei quadretti impacciati, senza spazio, per me lontani. Perché venire qui tantissimi anni fa? perché non dire subito del mio rifiuto per lui e per la sua pittura, che già provavo, giovanissimo, frequentando i miei veri e unici amici all’Accademia? Allora, si, ci dicevamo tutto, sgomentati dalle feroci pagliacciate pseudoartistiche, dall’immane spazzatura che non avrebbe più avuto fine. Il nostro caro professore ci ascoltava su tutto. Il mio caro professore.

Il sistema. I giovani sono sempre attratti dal sistema, vogliono farne parte. Tu, involontariamente ma non del tutto, hai voluto toccare da vicino, molto da vicino, gli aspetti più deprimenti, umani ma scandalosi, di quella stupida euforia, di quella mediocre stagione velenosa, di quel sistema sbagliato. Bisogna allontanarsi da ogni sistema, da ogni regno, anche se, fuori dal sistema, non esiste niente. I pittori sono tutti ignoranti, fanno ribrezzo, siamo gli unici cretini che non sanno di dipingere quadri morti. Non esiste niente, ma questo niente è meraviglioso. Fortunatamente per te e per me, dobbiamo continuamente rimettere alla prova tutti, cioè noi stessi, perché comunque, col tempo, le nostre conoscenze e il nostro gusto estetico evolvono, su questo non c’è dubbio, persino in questo niente, persino in questo nostro ribrezzo.

Ma in fondo, anche un errore penoso, angoscioso (stiamo parlando di noi imbrattatele), può trasformarsi in un ricordo accettabile. E’ come vedere, fra le nuvole, degli attori lontani. Ma non ne vado fiero. Ho trascorso delle belle giornate qui, ma non ne vado fiero. Le ho trascorse in questa piazza, credo che sia ...

Cancella questo sogno, che importanza può avere ormai? quello che conta è la nostra mente di ora, seppur misera. Riempiamola il meno possibile.

Quel pittore a cui spesso andavo a far visita, dal sorriso ostentato e sprezzante da apparirmi persino ridicolo, suo malgrado gli occhi me li ha aperti.

Può darsi, ma ora non hai più nessuno a cui chiedere scusa o da cui farti perdonare.

... invidio i morti, solamente con loro mi cambierei ...

Mio caro artista, ora rilassati e fai un bel respiro, rincuorati. Tutto quello che dici, lo dici perché stai per entrare serenamente in un quadro nuovo. Coraggio. I nostri discorsi, le nostre tanto necessarie chiacchiere sono vani. Apprestiamoci a sparire nuovamente nel bianco di una tela, in uno spazio eterno dove finalmente, vedrai, non ci accadrà più nulla.
2021